Lyme Regis, il Cobb e una spilla conchiglia

Ho comprato una spilla vintage a Penzance, mentre camminavo in cerca di regali tra le piccole botteghe di artigianato locale. Mi sono fermata davanti alla vetrina di un negozio attratta dai cuscini pieni di spille e non ho resistito alla tentazione di cercarne una nuova per la mia collezione. Tra le tante, su suggerimento di mio marito, ho scelto una spilla a tema: è una Sarah Coventry a forma di conchiglia, niente di più appropriato non solo per la Cornovaglia ma anche (e soprattutto) per la nostra mèta successiva: Lyme Regis. Il nome di questo piccolo paese del Dorset è probabilmente sconosciuto ai più, ma se dico Jane Austen e nomino uno dei suoi romanzi, “Persuasione”, tra tutti il più malinconico,  l’immaginazione corre subito a Lyme Regis, alla gita della comitiva di Anne Elliot, la protagonista, e alla svolta improvvisa e decisiva che prende la storia dopo la passeggiata sul Cobb.

Mentre ci avvicinavamo in macchina ho letto a Michele il passo tratto dal romanzo e gli ho parlato anche di un’altra storia ambientata a Lyme, quella, vera, di Mary Anning, una paleontologa ante-litteram nota per il ritrovamento di molti fossili di dinosauro. Le vicende di questa donna sono narrate nel romanzo “Strane creature” di Tracy Chevalier. La mia spilla ha la forma di uno dei fossili più diffusi in queste zone, l’ammonite, e arrivando nel paese abbiamo trovato una lunga fila di lampioni in ferro battuto dalla caratteristica forma a conchiglia.

Tra passeggiate sul Cobb e sul lungomare, la cena da “French Lieutenant’s Bistro“* e foto a tutto quello che c’era da fotografare siamo stati sorpresi dal tramonto “in rosa” di questo luogo pieno di magia e di echi letterari.

Prima delle foto di Lyme ecco quelle della spilla, che, come si può immaginare, ho immortalato su “Persuasione”.

Al prossimo post!

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* “La Donna del Tenente Francese” di John Fowles è un altro romanzo ambientato a Lyme Regis.

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Le spille di Miss Holloway (Miss Holloway’s brooches)

Una mia abitudine che entra di sicuro nella lista delle “stranezze” è quella di vedere le serie tv quando si sono ormai concluse: così è stato per le prime due stagioni di “Lost“, che poi ho abbandonato e che ho visto nel 2012 (serie conclusa nel 2010), per “Games of Thrones“, cinque stagioni viste in quindici giorni (per questa ho avuto il pieno appoggio di Mik, mio marito, che ha la stessa abitudine) e in questi giorni per “Mad men“, serie felicemente conclusa, dopo sette stagioni, nel 2015. Quindi a ben vedere non sono poi così in ritardo stavolta! Comunque sto vedendo la seconda stagione e ovviamente sono impazzita per le mise degli anni ’60 e per le spille di una delle protagoniste, la sensuale Joan Holloway, interpretata da Christina Hendricks. In quel periodo le spille erano accessori indispensabili nel guardaroba femminile e Joan, office manager dell’agenzia di pubblicità in cui si svolge la serie, ne ha davvero un bel po’ da sfoggiare.

Vi lascio alla gallery dedicata a Miss Holloway, ma prima vorrei ringraziarvi per i messaggi incoraggianti che mi avete lasciato la settimana scorsa, l’ho apprezzato molto.

Al prossimo post!

(EN) My strange habit is to see the TV series ended: I saw the first two seasons of “Lost” in 2012 (series ended in 2010), I saw the five seasons of “Games of Thrones” in fifteen days (for this I had the support of Mik, my husband, who has the same habit) and now I’m seeing “Mad Men”, series ended, after seven seasons, in 2015. So in I am not so late this time! By the way I am seeing the second season and I’m obviously crazy for the clothes of those years and for the brooches of the sensual Joan Holloway, played by Christina Hendricks. At that time the brooches were essential accessories in a woman’s wardrobe and Joan, office manager of advertising agency where the series takes place, has so many brooches to show off. I leave you to the gallery dedicated to Miss Holloway but first I want to thank you for the encouraging messages that you left me last week, I really appreciate it.

To the next post!

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Coro duette (1944)

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Kramer brooch (1950 ca.)

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Monet brooch (1980 ca.)

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Chateleine brooch, Sarah Coventry (1960 ca.)

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Trifari brooch (1960 ca.)

Al mercatino con le amiche (At the Flea Market with friends)

Quando ho chiesto a mio marito di accompagnarmi una domenica mattina al mercatino (era troppo tempo che non andavo a caccia di spille) la sua reazione non è stata esattamente entusiasta.. In questi casi, però, vengono in aiuto le amiche, quelle che, quando si tratta di comprare l’ennesimo paio di orecchini, sono sempre pronte e disponibili. Così ci siamo trovate in centro e abbiamo deciso di visitare un piccolo mercato che viene allestito tutte le domeniche e dove espongono sia privati che venditori “per professione”. La mattina è trascorsa piacevolmente tra risate e battute della nostra amica più spiritosa, che ha preso in giro amabilmente tutto quello che piaceva a noi altre: gli orecchini era “funebri” e la borsa in midollino (che vedete in foto) “cestino della merenda”; le spille che ho comprato io non si sono salvate dai suoi strali: una è da bambina, l’altra è troppo grande (e, visto il trend del momento, anche troppo “petalosa”) e l’ultima è stata definita appena “passabile” (neanche fosse Elizabeth Bennet al cospetto di Mr. Darcy al loro primo incontro**).

(EN) When I asked my husband to accompany me on a Sunday morning at the flea market (I hadn’t  chased brooches for too long) his reaction was not exactly thrilled ..
In these cases, however, there are friends, the ones that, when it comes to buy another pair of earrings, are always ready and available.
So we met in the city centre and we decided to visit a small market that is set up every Sunday and where they expose sellers private and “by profession” sellers.
The morning was spent pleasantly between laughter and jokes of our wittiest friend, who has teased amiably everything that appealed to us more: the earrings were “funeral” and the bag with wicker (the one you see in the picture) was a “lunch box “; the brooches I bought were not safe from her arrows: one is for a child and the other is too big. The last one was told only “tolerable” (as if it were Elizabeth Bennet in the presence of Mr. Darcy when they first met**).

Indossavo sul cappotto nero la spilla a forma di fiocco di neve di Sarah Coventry (questa qui) e più di un espositore mi ha detto che la spilla (che per inciso è una delle mie preferite) è riportata sul libro “Bijoux americani”**. Girovagando ho trovato anche il libro in questione (da una venditrice che già conoscevo) sul quale ho visto la suddetta spilla con gli orecchini coordinati. Spero di raccontarvi presto di questo libro, al prossimo post!

(EN) On my black coat I was wearing the Sarah Coventry snowflake brooch (this one) and more than one exhibitor told me that the brooch (which, by the way, is one of my favorites) is reported in the book “American Bijoux”**.
While wandering, I also found the book in question (from a vendor that I had already known) on which I saw the above brooch with its matching earrings. I hope to write about this book soon, to the next post!

Spilla vintage/Vintage brooch: Sarah Coventry

** Da “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen/ From “Pride and Prejudice” by Jane Austen

** Bijoux americani” di Maria Teresa Cannizzaro: www.bijouxamericani.it

Gli “home parties” fashion di Sarah Coventry (The Sarah Coventry fashion home parties)

E’ il 1968, un mese qualunque, e la signora Smith sta sistemando la sua casa per l’evento che ospiterà nel pomeriggio: un “jewelry fashion show”. Una rappresentante del marchio Sarah Coventry andrà a casa sua per mostrare a lei e alle sue amiche i bijoux dell’azienda che, invece di vendersi nei negozi, si mette in mostra e in vendita nelle case delle donne americane.

(EN) It’s an unspecified month of the year 1968, and Mrs. Smith is arranging her house for the event which will be hosted in the afternoon: a “jewelry fashion show.” A representative of the Sarah Coventry brand will come to her house to show her and her friends the custom jewelry which the company showcases and sales in the homes of American women, rather than in shops.

E’ così che, durante una di quelle “riunioni fashion”, nel ’68, venne venduta la spilla che un’amica, più di quarant’anni dopo, mi ha voluto donare. Mi sono domandata spesso che giro abbiano fatto le mie spille, in che modo e come siano arrivate poi fino a me: quanti mercatini hanno visto? Ma, soprattutto, quante donne le hanno amate e indossate?

E’ certamente questo tutto il fascino che sta dietro a un oggetto vintage: poter dare nuova vita a oggetti dimenticati, chiusi in scatole dalle nonne e riscoperti dalle nipoti, oppure venduti perché inutili e demodé e recuperati poi, anni dopo, in un mercatino dell’usato.

La spilla a forma di fiore di Sarah Coventry, che vi ho già mostrato, è parte della collezione del 1968, come dimostra questa foto che ho trovato in rete.

(EN) It’s most likely during one of those ” fashion meetings ” in ’68, that the brooch a friend wanted to give me, more than forty years later, was first sold.
I have often wondered the journeys my pins experienced in their past, in what way they then came up to me: how many flea markets did they wander? But, most of all, how many women have loved and worn them before me?
This is certainly the charm behind a vintage object: giving new life to forgotten objects, often kept in boxes from grandmothers and rediscovered by the grandchildren, or sold out because considered useless and outmoded, then recovered, years later, in a flea market.
The flower-shaped pin by Sarah Coventry, which I have already shown, is part of the collection created in 1968, as evidenced by this photo that I found on the net.

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Insieme a questa pubblicità ne ho trovate altre; una di queste mostra esattamente come si organizzasse e si svolgesse poi un “jewelry show” di Sarah Coventry.

L’azienda, nata nel 1949, prese il nome dalla nipote del proprietario, Charles H. Stuart, il quale, oltre a Sarah Coventry, aveva fondato la Emmons (il cognome di sua moglie Caroline: uomo molto fantasioso!). Entrambe le case, negli anni di attività, ebbero come caratteristica comune quella di essere vendute esclusivamente negli “home parties“.

(EN) Along with this advertising I found some more; one of them shows exactly how a Sarah Coventry “jewelry show” was organized and eventually took place.
The company, founded in 1949, was named after the owner’s nephew, Sarah Coventry Beale. Charles H. Stuart, the owner, in addition to Sarah Coventry, founded the Emmons (by the surname of his wife Caroline: such an imaginative man!). Both houses, in the years of their activity, had the common feature that their products were sold exclusively in “home parties”.

Ho voluto fotografare la mia spilla sul romanzo “Emma“, dell’amata Jane Austen, nata proprio il 16 dicembre (nel 1775 a Steventon, Inghilterra del Sud): auguri Miss Austen!

(EN) I wanted to picture my brooch over the novel “Emma”, by the beloved Jane Austen, who was born just today, December 16 (in 1775 in Steventon, South England): Best Wishes Miss Austen!

Foto delle pubblicità trovate su Etsy e Amazon via Pinterest

Dettagli di un tè natalizio (Details of a Christmassy tea party)

Nella mia piccola cerchia di amiche ci sono alcune abitudini radicate e delle immancabili “tradizioni”: la mancata festa di compleanno (ovvero il rifiuto categorico di festeggiare) di una delle ragazze, il party di Natale con la pesca dei regali, l’assenza perenne al suddetto party di una delle amiche e infine il tè pre-natalizio organizzato ogni anno dalla mia amica vicina di casa. Sono abitudini su cui scherziamo ogni volta e tradizioni senza le quali il Natale sarebbe molto probabilmente meno dolce. Ieri è stato il giorno del tè, un’occasione molto piacevole per scambiarsi i regali, fare due chiacchiere tra ragazze e commentare i dolci preparati per l’occasione.. Io ho optato per la torta al cioccolato di Giulia, la mia fidatissima foodblogger (non ne sbaglia una!), la nostra ospite ha preparato la torta con farina di castagne (di cui va cercando la ricetta perfetta) e un’altra amica ha offerto dei datteri al cioccolato arrivati direttamente da Dubai.

(EN) In my small circle of friends there are some ingrained habits and some indispensable “traditions”: The missing birthday party (i.e. a categorical refusal to celebrate) of one of the girls, the Christmas party with gifts fishing, the perennial absence from said party of one of the friends and finally the pre-Christmas tea party organized every year by my friend next door. Some habits which we joke about every time and traditions without which Christmas would most likely be less sweet. Yesterday was the day of the tea, a very nice opportunity to exchange gifts, have a chat between girls and comment the cakes prepared for the occasion .. I opted for the chocolate cake by Giulia, my most trustworthy foodblogger (she never fails!), our host prepared a cake with chestnut flour (she’s constantly looking for the perfect recipe) and another friend offered some chocolate dates arrived directly from Dubai.

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Trattandosi di un’occasione “casalinga” ho scelto con piacere un comfort look (se esiste il comfort food esisterà anche il look, vero?): stivali morbidi, gonna a tubo (di una stupenda sfumatura verde scuro) e un maglione con collo ampio e morbido, perfettamente illuminato dalla spilla di Sarah Coventry che indossavo per il mio quarantesimo compleanno e a cui dedicherò il prossimo post.

(EN) Being this a ‘homely’ event, I took pleasure in choosing a ‘comfort look’ (if there is ‘comfort food’ there might as well be some sort of likewise look, right?): Soft boots, pencil skirt (a beautiful shade dark green) and a sweater by Stefanel with wide and soft turtleneck, perfectly lighted up by the Sarah Coventry brooch I wore for my fortieth birthday and to which I‘ll dedicate the next post.

FotoJet CollageSpilla vintage/Vintage brooch: Sarah Coventry