Villa Aldobrandini, il giardino pensile nel cuore di Roma

Tuttavia Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla (..). Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un’estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi” (Ennio Flaiano)

Mi sento un po’ come Flaiano alle volte, nel mio rapporto con Roma: non ci sono nata, non ci sono cresciuta, sono approdata a Roma quasi vent’anni fa ed è diventata, da allora, la mia città; mi fa arrabbiare spesso, per la sua inefficienza e per quel suo essere così indolente; vivere a Roma è ormai divenuto per molti aspetti un vero e proprio “atto di fede”.

Ci sono però giorni in cui al tramonto arriva la luce giusta su Santa Maria Maggiore, nel momento in cui da via Urbana ti ritrovi su via Panisperna, poi prosegui e tra i palazzi scorgi il Colosseo e così la bellezza e l’eternità di questa città, ancora una volta, ti colpiscono dritti al cuore.

Seguendo questo percorso qualche giorno fa abbiamo fatto una passeggiata per raggiungere Villa Aldobrandini, un piccolo giardino che si affaccia su Largo Magnanapoli e dal quale si gode di una bella vista della città: da un lato la Chiesa dei Santi Domenico e Sisto, la Torre delle Milizie, più indietro l’Altare della Patria e i tetti di Roma e le tante cupole delle sue innumerevoli chiese.

Passeggiando per Monti (uno dei quartieri storici e più belli del centro) abbiamo scoperto la piccola chiesa di Sant’Agata dei Goti, con il suo chiostro molto raccolto, nel quale non ho potuto fare a meno di scattare (e farmi scattare) un po’ di foto.

Dopo la visita alla chiesa siamo saliti alla villa, un vero e proprio giardino pensile nel cuore della città, un’oasi tranquilla dove ho trovato un meraviglioso albero vestito dei colori dell’autunno, che fa ombra a due figure reclinate e senza testa: le statue che adornano la villa, infatti, sono tutte senza testa, eccetto una, la cui espressione tormentata, però, non lascia presagire nulla di buono 😉

A presto ❤

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Una Roma che non è Roma: San Saba

C’è una Roma che non sembra Roma e che è uno dei miei luoghi preferiti in questa città: a San Saba, sul piccolo colle di fronte all’Aventino, sembra quasi che il tempo si sia fermato; allontanandosi, ma di poco, dalla confusione e dalla folla, ci si ritrova in un “piccolo paese” fatto di case a due e a quattro piani, strade tranquille e gatti che dormono beati sui marciapiedi. E’ un paese che basta a se stesso, con la sua chiesa, il suo teatro, il negozio di alimentari, l’edicola. Questo piccolo angolo di tranquillità a due passi dalla Piramide Cestia e dal movimentato rione di Testaccio ed è per fortuna poco noto ai turisti che gli preferiscono luoghi più famosi, come il vicino Giardino degli Aranci.

Ci siamo ritrovati sui gradini delle sue scalinate solitarie e abbiamo esplorato i cortili ricchi di verde e di panni stesi al sole del primo pomeriggio.

Questo post, un po’ per caso e un po’ per piacere, è per me una sorta di ritorno agli inizi, perché in alcune foto ci sono anch’io e perché indosso una spilla della mia collezione: quando ho inaugurato il blog, infatti, la mia idea era di raccontare delle mie spille, delle curiosità legate alla loro storia e di come le “indosso” (senza pretese fashion). Poi con il tempo il blog è diventato una specie di diario di viaggio, un raccoglitore di ricordi, un luogo di condivisione dei miei tentativi fotografici; sono contenta di quello che è oggi questo piccolo spazio personale nel quale, tra alti e bassi, scrivo da due anni.

Al prossimo post ❤

PS. Il vestito, che adoro, è stato cucito per me da Cristina di L’atelier sul Brenta, una sarta dolcissima che dà alle sue creazioni i nomi di eroine letterarie: il mio si chiama Emma,  come la protagonista di Madame Bovary; la spilla è di Liz Clairbone.

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Le donne di Giovanni Boldini

Erano anni che non visitavo una mostra al Vittoriano, uno degli spazi espositivi della capitale, e ci sono tornata con grande piacere per ammirare le opere di Giovanni Boldini, il pittore ferrarese che fu uno dei massimi interpreti della Belle Epoque. Si tratta di una esposizione molto ricca e ben curata, dove i ritratti più imponenti si alternano con i quadri più piccoli e più “intimi”  (delizioso quello dal titolo “Suzy seduta”).

Boldini ha ritratto un grande numero di donne, tutte rese con grande finezza e con un tocco di pennello particolarmente felice. Si riconosce in alcuni una composizione quasi futurista, in altri la pennellata impressionista; spesso a dei volti ben disegnati fanno da contrasto mani quasi indistinte e che si confondono con i sontuosi abiti da sera; la cura del particolare e la grande attenzione per i dettagli sono tratti caratteristici dell’arte di Boldini e così ho trascorso molto tempo ad ammirare le numerose opere in esposizione.

Mentre passeggiavo per la mostra sono stata colpita dal ritratto di Madame di Seligman, una signora corpulenta e non più giovane il cui decolleté è impreziosito da una spilla a forma di libellula. Ho avuto così l’idea di scrivere un post sulla mostra “a modo mio”: accostare i ritratti delle donne con immagini di spille dell’epoca.. Ho aggiunto anche altri quadri che mi hanno colpito.

Buona settimana!

Ps. Non farò trascorrere molto tempo per il prossimo post 😉

 

 

 

 

 

  • Ritratto di Mme de Seligman, 1883 ca.
  • Ritratto di signora in bianco con guanti e ventaglio, 1889
  • Ritratto di Donna Franca Florio, 1901 – 1924
  • La contessa de Rasty in piedi, 1878 ca.
  • La bella Holdin, 1880
  • Ritratto di Lydia de Acosta Lydig, 1911
  • Gertrude Elizabeth (nata Blood), Lady Colin Campbell, 1894
  • Ballerina in mauve, 1885, ca.
  • Il vestito da ballo, 1904 ca.
  • Ritratto di Mme G. Blumenthal, 1896

Nella mia bacheca dedicata su Pinterest ci sono anche altre opere di Boldini (e Corcos e Sargent etc…)

Qui e anche qui vi avevo invece raccontato di James Tissot, un altro pittore “delle donne”.

 

Il tramonto sul Parco degli Acquedotti

A volte penso a quanto sarebbe bello visitare Roma da turista, passeggiare con calma per le sue vie, assaporare la bellezza che spunta da ogni angolo, scoprire i luoghi meno conosciuti e lasciarsi ancora sorprendere dalla sua unicità. Invece nella vita di tutti i giorni combatto con il traffico, il caos, la fretta e la disorganizzazione imperante e non sempre riesco a cogliere totalmente il fascino di questo luogo eterno. Così, con la scusa di mostrare Roma a mio marito, molto spesso facciamo delle lunghe passeggiate in luoghi più o meno noti della città, come turisti, è vero, ma con la consolante certezza che quei luoghi sono sempre a pochi passi, pronti ad essere visitati e fotografati ogni volta in modo nuovo.

Ieri pomeriggio, in quell’ora magica che conduce il giorno al tramonto, abbiamo camminato lungo l’antico Acquedotto Claudio, nel Parco che prende il nome dai sette acquedotti di epoca romana che, in alcuni tratti, si sono perfettamente conservati. Queste enormi costruzioni hanno un fascino speciale e regalano degli scorci molto fotogenici..

Un altro angolo di Roma tutto da scoprire!

PS. Ovviamente non ho saputo resistere e visto che indossavo una nuova spilla (regalo di Natale by mybelovedhusband) e un cappotto altrettanto nuovo (siano benedetti i saldi!) ho dovuto mettermi in posa anch’io sotto l’acquedotto: come avrebbe detto Cicerone “O tempora, o mores!” 😉

Cappotto: Lazzari – Spilla: Chanel – Sciarpa: old

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Una Traviata alla moda

Qualche sera fa, complici marito e gatto assenti, mi sono regalata un biglietto per l’opera, o meglio, come direbbero alcuni, per l’Opera: lo so che ognuno ha la sua preferita e che, diranno alcuni, vuoi mettere il Don Giovanni o una qualunque wagneriana, ma in Italia se dici opera la maggior parte delle persone pensa a Violetta, ovvero “La Traviata”; certo, lo so, a Roma se dici opera dici “Tosca” e lo sostengo anch’io, ma ne riparleremo. Lungi da me il giudizio a livello musicale, perché io di musica ne so esattamente quanto ne so di fisica quantistica, so solo che nell’immaginario collettivo (più o meno) una delle opera più amate, più rappresentate e uno dei pilastri su cui si fonda la lirica in lingua italiana (insieme a “Vincerò”)* è quell’”Amami Alfredo” che ad ascoltarlo l’altra sera mi sono emozionata come una bambina! Merito di un soprano molto in parte (la splendida Francesca Dotto), merito di una scenografia tradizionale ma molto suggestiva e merito di chi ha voluto questa Traviata “alla moda”: Valentino Garavani.

E’ alla moda perché i costumi, splendidi, sono stati disegnati dalla Maison romana e perché gli abiti della protagonista sono creazioni dello stesso Valentino, che la sera della première ha appuntato personalmente il fiore sui capelli del soprano. I due abiti di Violetta nelle scene “collettive” sono sontuosi: nella prima scena le donne sono tutte in abiti di chiffon dai toni chiari e lei è in nero con strascico azzurro, nell’altra il soprano indossa un abito rosso Valentino (fantastico) e le altre donne sono in nero.

La regista, Sofia Coppola, non ha peccato di eccentricità e ha diretto uno spettacolo tradizionale con spunti secondo me azzeccati: Violetta che scende lentamente le scale durante l’ouverture è quello che mi è piaciuto di più. Toccante e visivamente perfetto il finale: Violetta e Alfredo in ombra e la luce che illumina solo la finestra, molto suggestivo.

La mia non vuole essere una recensione, ma solo la personalissima impressione su uno spettacolo bello, commovente e di forte impatto. Concludo riportando il  parere, breve ma efficace, di un’amica che ha visto lo spettacolo prima di me: “mi si sono aggrovigliate le budella“! (Julia Roberts in Pretty Woman)!

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Locandine a confronto

 

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L’abito del II quadro (Atto II) e il bozzetto di Valentino

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Foto: http://www.operaroma.it/

* Alessandro Baricco nella trasmissione “L’amore è un dardo”