Lyme Regis, il Cobb e una spilla conchiglia

Ho comprato una spilla vintage a Penzance, mentre camminavo in cerca di regali tra le piccole botteghe di artigianato locale. Mi sono fermata davanti alla vetrina di un negozio attratta dai cuscini pieni di spille e non ho resistito alla tentazione di cercarne una nuova per la mia collezione. Tra le tante, su suggerimento di mio marito, ho scelto una spilla a tema: è una Sarah Coventry a forma di conchiglia, niente di più appropriato non solo per la Cornovaglia ma anche (e soprattutto) per la nostra mèta successiva: Lyme Regis. Il nome di questo piccolo paese del Dorset è probabilmente sconosciuto ai più, ma se dico Jane Austen e nomino uno dei suoi romanzi, “Persuasione”, tra tutti il più malinconico,  l’immaginazione corre subito a Lyme Regis, alla gita della comitiva di Anne Elliot, la protagonista, e alla svolta improvvisa e decisiva che prende la storia dopo la passeggiata sul Cobb.

Mentre ci avvicinavamo in macchina ho letto a Michele il passo tratto dal romanzo e gli ho parlato anche di un’altra storia ambientata a Lyme, quella, vera, di Mary Anning, una paleontologa ante-litteram nota per il ritrovamento di molti fossili di dinosauro. Le vicende di questa donna sono narrate nel romanzo “Strane creature” di Tracy Chevalier. La mia spilla ha la forma di uno dei fossili più diffusi in queste zone, l’ammonite, e arrivando nel paese abbiamo trovato una lunga fila di lampioni in ferro battuto dalla caratteristica forma a conchiglia.

Tra passeggiate sul Cobb e sul lungomare, la cena da “French Lieutenant’s Bistro“* e foto a tutto quello che c’era da fotografare siamo stati sorpresi dal tramonto “in rosa” di questo luogo pieno di magia e di echi letterari.

Prima delle foto di Lyme ecco quelle della spilla, che, come si può immaginare, ho immortalato su “Persuasione”.

Al prossimo post!

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* “La Donna del Tenente Francese” di John Fowles è un altro romanzo ambientato a Lyme Regis.

Le donne di Giovanni Boldini

Erano anni che non visitavo una mostra al Vittoriano, uno degli spazi espositivi della capitale, e ci sono tornata con grande piacere per ammirare le opere di Giovanni Boldini, il pittore ferrarese che fu uno dei massimi interpreti della Belle Epoque. Si tratta di una esposizione molto ricca e ben curata, dove i ritratti più imponenti si alternano con i quadri più piccoli e più “intimi”  (delizioso quello dal titolo “Suzy seduta”).

Boldini ha ritratto un grande numero di donne, tutte rese con grande finezza e con un tocco di pennello particolarmente felice. Si riconosce in alcuni una composizione quasi futurista, in altri la pennellata impressionista; spesso a dei volti ben disegnati fanno da contrasto mani quasi indistinte e che si confondono con i sontuosi abiti da sera; la cura del particolare e la grande attenzione per i dettagli sono tratti caratteristici dell’arte di Boldini e così ho trascorso molto tempo ad ammirare le numerose opere in esposizione.

Mentre passeggiavo per la mostra sono stata colpita dal ritratto di Madame di Seligman, una signora corpulenta e non più giovane il cui decolleté è impreziosito da una spilla a forma di libellula. Ho avuto così l’idea di scrivere un post sulla mostra “a modo mio”: accostare i ritratti delle donne con immagini di spille dell’epoca.. Ho aggiunto anche altri quadri che mi hanno colpito.

Buona settimana!

Ps. Non farò trascorrere molto tempo per il prossimo post 😉

 

 

 

 

 

  • Ritratto di Mme de Seligman, 1883 ca.
  • Ritratto di signora in bianco con guanti e ventaglio, 1889
  • Ritratto di Donna Franca Florio, 1901 – 1924
  • La contessa de Rasty in piedi, 1878 ca.
  • La bella Holdin, 1880
  • Ritratto di Lydia de Acosta Lydig, 1911
  • Gertrude Elizabeth (nata Blood), Lady Colin Campbell, 1894
  • Ballerina in mauve, 1885, ca.
  • Il vestito da ballo, 1904 ca.
  • Ritratto di Mme G. Blumenthal, 1896

Nella mia bacheca dedicata su Pinterest ci sono anche altre opere di Boldini (e Corcos e Sargent etc…)

Qui e anche qui vi avevo invece raccontato di James Tissot, un altro pittore “delle donne”.

 

Il tramonto sul Parco degli Acquedotti

A volte penso a quanto sarebbe bello visitare Roma da turista, passeggiare con calma per le sue vie, assaporare la bellezza che spunta da ogni angolo, scoprire i luoghi meno conosciuti e lasciarsi ancora sorprendere dalla sua unicità. Invece nella vita di tutti i giorni combatto con il traffico, il caos, la fretta e la disorganizzazione imperante e non sempre riesco a cogliere totalmente il fascino di questo luogo eterno. Così, con la scusa di mostrare Roma a mio marito, molto spesso facciamo delle lunghe passeggiate in luoghi più o meno noti della città, come turisti, è vero, ma con la consolante certezza che quei luoghi sono sempre a pochi passi, pronti ad essere visitati e fotografati ogni volta in modo nuovo.

Ieri pomeriggio, in quell’ora magica che conduce il giorno al tramonto, abbiamo camminato lungo l’antico Acquedotto Claudio, nel Parco che prende il nome dai sette acquedotti di epoca romana che, in alcuni tratti, si sono perfettamente conservati. Queste enormi costruzioni hanno un fascino speciale e regalano degli scorci molto fotogenici..

Un altro angolo di Roma tutto da scoprire!

PS. Ovviamente non ho saputo resistere e visto che indossavo una nuova spilla (regalo di Natale by mybelovedhusband) e un cappotto altrettanto nuovo (siano benedetti i saldi!) ho dovuto mettermi in posa anch’io sotto l’acquedotto: come avrebbe detto Cicerone “O tempora, o mores!” 😉

Cappotto: Lazzari – Spilla: Chanel – Sciarpa: old

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Prima che finisca l’autunno, una spilla Monet con i suoi colori

Mi sono svegliata una mattina e ho trovato l’autunno sulle foglie dei platani che guardo dalla mia finestra: non che non ci fosse anche nei giorni precedenti, ma solo all’improvviso mi sono accorta di quanto siano sempre belli i colori della mia stagione preferita.

“I colori dell’autunno” è una della frase ricorrenti del lessico famigliare, legata a un viaggio a Bruges un novembre di alcuni anni fa: la natura e i suoi colori da foliage ci colpirono così tanto che l’espressione fu ripetuta fino allo sfinimento!

La spilla Monet che avevo comprato per il mio quarantesimo compleanno, arrivata il giorno dopo della festa, è perfetta per celebrare l’autunno che sta per finire: un tripudio di arancio e sfumature del bronzo.

E’ una delle mie spille preferite anche se non riesco a datarla e credo sia piuttosto recente. L’ho fotografata su un libro adorabile che è “Quartet in autumn” di Barbara Pym.

Al prossimo post, vi auguro delle bellissime festività  ❤

Qui vi ho già raccontato delle spille Monet:

La spilla di un pittore (The brooch of a painter)

Un pomeriggio milanese (An Afternoon in Milan)

New York, New York

Quando penso a Trifari penso a New York, dove il geniale fondatore della nota casa di bigiotteria arrivò dall’Italia nel 1904. Era da tempo che pensavo di raccontare di New York e di fotografare la mia spilla Trifari, ma tra i dubbi sul proseguire con il blog e la cronica mancanza di tempo sono passati tre mesi dal mio ultimo post.

Qualche giorno fa però, complici gli incoraggiamenti di una cara amica, mi sono decisa e ho pensato di rimettermi a scrivere: mi piace molto condividere le piccole curiosità legate alle mie spille vintage e mi dispiaceva lasciare questo blog così “abbandonato”.

Niente di più appropriato dunque, per tornare alla scrittura, di una spilla a forma di piuma d’oca, simbolo di un’epoca in cui scrivere era un privilegio di pochi; ho voluto fotografarla sul mio vecchio libro di poesie di Emily Dickinson e in particolare su un verso speciale: “per non mancare alla moda, io mi metterò un gioiello“.

Insieme alle immagini della spilla mi fa piacere pubblicare alcune foto scattate a New York due anni fa; siamo arrivati in città lentamente, dopo aver attraversato in treno il Massachusetts e il Connecticut e scorgendo per primo, tra tutti i grattacieli, la Freedom Tower, la fenice rinata tra le ceneri e la distruzione, simbolo di un luogo che non si è arreso.

A presto!

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