Una Roma che non è Roma: San Saba

C’è una Roma che non sembra Roma e che è uno dei miei luoghi preferiti in questa città: a San Saba, sul piccolo colle di fronte all’Aventino, sembra quasi che il tempo si sia fermato; allontanandosi, ma di poco, dalla confusione e dalla folla, ci si ritrova in un “piccolo paese” fatto di case a due e a quattro piani, strade tranquille e gatti che dormono beati sui marciapiedi. E’ un paese che basta a se stesso, con la sua chiesa, il suo teatro, il negozio di alimentari, l’edicola. Questo piccolo angolo di tranquillità a due passi dalla Piramide Cestia e dal movimentato rione di Testaccio ed è per fortuna poco noto ai turisti che gli preferiscono luoghi più famosi, come il vicino Giardino degli Aranci.

Ci siamo ritrovati sui gradini delle sue scalinate solitarie e abbiamo esplorato i cortili ricchi di verde e di panni stesi al sole del primo pomeriggio.

Questo post, un po’ per caso e un po’ per piacere, è per me una sorta di ritorno agli inizi, perché in alcune foto ci sono anch’io e perché indosso una spilla della mia collezione: quando ho inaugurato il blog, infatti, la mia idea era di raccontare delle mie spille, delle curiosità legate alla loro storia e di come le “indosso” (senza pretese fashion). Poi con il tempo il blog è diventato una specie di diario di viaggio, un raccoglitore di ricordi, un luogo di condivisione dei miei tentativi fotografici; sono contenta di quello che è oggi questo piccolo spazio personale nel quale, tra alti e bassi, scrivo da due anni.

Al prossimo post ❤

PS. Il vestito, che adoro, è stato cucito per me da Cristina di L’atelier sul Brenta, una sarta dolcissima che dà alle sue creazioni i nomi di eroine letterarie: il mio si chiama Emma,  come la protagonista di Madame Bovary; la spilla è di Liz Clairbone.

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La GAM di Milano, un tesoro da scoprire

Non sono mai stata un’amante della scultura; fino a qualche anno fa, alla domanda se preferissi la pittura o la scultura avrei scelto senza indugio la prima; ora sono in bilico tra le due: continuo ad amare i colori sulla tela, i minuziosi tratti di pennello e i dipinti di figure femminili, ma ho iniziato ad apprezzare anche la scultura, il marmo bianchissimo modellato e reso quasi vivo, le figure cesellate al dettaglio.

A Milano qualche settimana fa ho visitato la GAM, la ricca collezione di sculture e dipinti ospitata nella Villa Reale, che, a mio parere, rappresenta l’unione perfetta tra una splendida cornice e opere d’arte sapientemente disposte. La Galleria espone opere di Canova, Appiani, Hayez, Segantini, Zandomeneghi, De Nittis e anche di artisti internazionali come Picasso, Corot e Toulouse-Lautrec, per citarne solo alcuni.

Le sale della villa erano poco affollate e ho potuto soffermarmi a lungo a guardare le sculture riflesse negli specchi, a scoprire che nella collezione sono compresi quadri del mio amato Boldini, a riempirmi gli occhi della lucentezza del marmo e a commuovermi ancora una volta davanti all’infelice passione di Paolo e Francesca che “amor condusse (..) ad una morte“.

A presto!

PS. Le prime foto sono quelle della mostra “100 anni. Scultura a Milano 1815-1915” (fino al prossimo 03 dicembre).

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N. Schiavoni “L’ingenuità (Giovane donna)”

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A. Canova “Ebe” – A. Appiani “La regina Elisabetta d’Ungheria soccorre i bisognosi”

 

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N. Schiavoni “L’afflizione (La malinconia)”

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F. Hayez “La Maddalena”

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G. Spertini “Fanciulla intenta a scrivere” – M. Bianchi “Cleopatra”

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P. Magni “La legatrice” – F. Faruffini “Lettrice”

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E. Sala “Ritratto di signora” – G. Pandiani “Egle al fonte”

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F. Hayez 
“Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini”

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A. Puttinati “Paolo e Francesca”

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G. Boldini “Busto di giovane donna con un fiore”

 

Un’altra Milano

“Ci sono città di evidente bellezza che si danno a tutti, e altre segrete che amano essere scoperte” (C. Castellaneta sulla sua Milano)

Nel primo giorno d’autunno, ma con un clima da classica ottobrata romana, ho passato una giornata a Milano, cercando di scoprire la sua anima più nascosta e riservata. Ho iniziato dai cortili dei Navigli, con le tipiche case di ringhiera e i piccoli negozi dalle vetrine adorabili, andando poi alla scoperta di una vecchia cascina ristrutturata che ospita un ristorante, una fioreria e una ciclo-officina immersa nel verde. Nel frattempo ho scelto un bar con tavolini all’aperto per fermarmi a osservare “le due sponde che non si risolvono (…) come le rive del Naviglio”*, la gente a passeggio, i turisti sorpresi dal caldo, i ragazzi in bicicletta.

Ogni volta che vado a Milano decido di visitare una mostra o un museo, puntualmente trovo sole e clima mite (anche d’inverno) e quindi mi ritrovo all’aperto, a passeggio: così il museo deve aspettare e la mostra finire senza che io l’abbia degnata di attenzione.. in questa occasione, complice un appuntamento, non ho mancato di visitare la GAM (di cui vi parlerò presto), ma prima di arrivare in centro sono passata per una via deliziosa fatta di casette colorate a due piani, piccoli giardini e cortili sul retro. Lì, sotto un albero di melograno e una casa dalla facciata lilla, ho pensato a quanto mi piacerebbe appartenere a questa città e anche viverci (e non me ne voglia la “mia” Roma) ❤

Al prossimo post!

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* Il gobbo, Alda Merini

Delta delle acque, Comacchio

Ultimamente mi fermo spesso a guardare e fotografare le porte, sia in città che in vacanza; per colpa (o per merito) di Instagram ho fotografato le porte di tutti i paesini della Cornovaglia, mentre a Roma, a spasso per i quartieri storici, mi incanto davanti agli ingressi e ai portoni. Le porte hanno qualcosa di magico, nascondono segreti, storie e vite che non conosceremo mai, alcune sono circondate da fiori, da piccole piante o da tronchi rigogliosi, altre invece hanno i segni del tempo ma sono comunque, e anche per questo, affascinanti.

A Comacchio, che nel titolo chiamo Delta delle acque (quelli che non amano Il Trono di Spade mi scusino!), mentre  camminavo sui canali, ogni tanto mi perdevo per qualche vicolo a fare foto alle porte: a Chioggia ho prediletto l’acqua e i ponti, qui invece ho trovato ispirazione anche con altri scorci.

Comacchio, la città dei Trepponti, insieme alla valle nella quale il Po va a incontrare il mare, è l’Italia che può sorprendere: sono luoghi che non avevo mai pensato di visitare ma che mi hanno colpita e nei quali torno sempre con gioia ❤

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“La mia casa allora affaccia sul Tamigi”

Prendo in prestito le parole di altri per il post di oggi: il titolo è un verso di una canzone* e trovo perfetta (ma riscrivendola!) questa frase di Gertrude Stein**: “l’Italia è la mia casa, ma Londra è la mia città”. In nessuna città mi sento così a casa e così a mio agio come nella capitale inglese: a passeggio (questa volta) per le strade di Belgravia, Chelsea e South Kensington, approfittando della stagione teatrale del Globe, godendo della luce del tramonto a South Bank, fotografando una sposa che sta per salire su un bus a due piani insieme ai suoi invitati, gustando una torta in uno dei locali più fotografati del web..

Mi manca Londra, sempre ❤

E voi, in quale città vi sentite a casa?

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In questo post vi avevo raccontato di un altro mio viaggio a Londra

* “La mia casa” di Daniele Silvestri

** Gertrude Stein in realtà ha detto: “l’America è la mia casa, ma Parigi è la mia città”