Bergamo: due città, un’unica bellezza

Da quando ho inaugurato il blog il primo post dopo le vacanze di Natale è sempre stato dedicato a Milano e alle passeggiate che facciamo in città durante le ferie. Quest’anno invece il primo post del 2018 lo dedico a Bergamo, città speciale e molto bella nella quale abbiamo trascorso una giornata poco prima di Capodanno. C’era un sole splendente (e un’arietta pungente!) e, passeggiando, abbiamo scoperto una piccola perla nel cuore della Lombardia: la parte “bassa” e i suoi palazzi dalle facciate colorate (e negozi adorabili) e la parte “alta”, quella per cui è maggiormente nota la città, ricchissima di scorci, angoli, vicoli, facciate e vetrine, che ho cercato di immortalare nonostante le mani congelate e la folla enorme in giro per le strade.

Nel prossimo post una spilla Trifari e una passeggiata nel cuore di Milano, stay tuned!

PS. Lo ignoravo (mea culpa!), ma Bergamo è la città natale di Gaetano Donizetti e per un’appassionata di opera come me è un valore aggiunto ❤

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Come indossare una spilla, secondo me

Saluto questo anno con un collage speciale (e autoreferenziale, ma spero di essere perdonata!): secondo le statistiche, infatti, alcuni dei post del blog più ricercati sono quelli della serie “come indossare una spilla”. Ne ho scritti tre più di un anno e mezzo fa (li potete leggere qui, qui e qui), con varie foto e diverse alternative su come si possa indossare una spilla, quindi ho pensato che poteva essere carino chiudere il 2017 con un post “ispirazione” e mostrare come, in diversi articoli, ho indossato le spille della mia collezione: da Coro a Trifari, dal cappotto ai capelli.. tanti modi per indossare tante spille! La mia collezione intanto cresce e di recente si è arricchita di una Trifari anni ’60 veramente bella che ho ricevuto in regalo. Spero di mostrarvela presto 🙂

Buone Feste, ci rileggiamo nel 2018!

Questa è la bacheca del mio Pinterest dove potete trovare altri modi per indossare le spille, enjoy it! ❤

In giro per Lecce con il naso all’insù

“Era una piazza informe, la vedevo per la prima volta e ne ebbi la struggente sensazione di un luogo che abbiamo immaginato e visitandolo non ci disillude, perché la realtà vince l’immaginazione e anzi questa si accorge di aver trascurato gli apporti della luce e dei suoni, l’ammorbidirsi dell’aria al crepuscolo, quando gli alberi si chiudono come ombrelli e le case respirano la stessa tristezza che ci fa rallentare il passo” (Ennio Flaiano)

Desideravo da tanto tempo prendere la strada e andare verso Sud, visitare luoghi visti solo in foto o nei film, conosciuti solo attraverso le parole di altri.

Siamo arrivati a Lecce sotto la pioggia e siamo ripartiti con il sole, in una strana atmosfera che sembrava sospesa: una città quasi deserta, bagnata da una pioggia leggera ma costante e in cui ci siamo praticamente persi girando tra vicoli, corti, sotto balconi finemente decorati, davanti a porte abbandonate, tra gatti padroni degli usci e i resti di un ricco passato.

Da una parte c’era la città, bella, accogliente, luminosa nonostante le nuvole, e dall’altra noi, con gli occhi spalancati e il naso perennemente all’insù per non perdere nessun dettaglio, nessuna statua, nessun ornamento.

Abbiamo salutato Lecce con la certezza che il nostro fosse solo un arrivederci, grati dei giorni lenti trascorsi in quel remoto angolo d’Italia e portando via con noi il ricordo della pietra dai colori tenui, delle lunghe chiacchierate con i salentini così innamorati della loro terra, del sapore dei cibi tipici.

A presto!

PS. Lo so, sono due volte di seguito che cito Flaiano, ma che ci posso fare se leggo le sue parole e vorrei averle scritte io?

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Villa Aldobrandini, il giardino pensile nel cuore di Roma

Tuttavia Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla (..). Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un’estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi” (Ennio Flaiano)

Mi sento un po’ come Flaiano alle volte, nel mio rapporto con Roma: non ci sono nata, non ci sono cresciuta, sono approdata a Roma quasi vent’anni fa ed è diventata, da allora, la mia città; mi fa arrabbiare spesso, per la sua inefficienza e per quel suo essere così indolente; vivere a Roma è ormai divenuto per molti aspetti un vero e proprio “atto di fede”.

Ci sono però giorni in cui al tramonto arriva la luce giusta su Santa Maria Maggiore, nel momento in cui da via Urbana ti ritrovi su via Panisperna, poi prosegui e tra i palazzi scorgi il Colosseo e così la bellezza e l’eternità di questa città, ancora una volta, ti colpiscono dritti al cuore.

Seguendo questo percorso qualche giorno fa abbiamo fatto una passeggiata per raggiungere Villa Aldobrandini, un piccolo giardino che si affaccia su Largo Magnanapoli e dal quale si gode di una bella vista della città: da un lato la Chiesa dei Santi Domenico e Sisto, la Torre delle Milizie, più indietro l’Altare della Patria e i tetti di Roma e le tante cupole delle sue innumerevoli chiese.

Passeggiando per Monti (uno dei quartieri storici e più belli del centro) abbiamo scoperto la piccola chiesa di Sant’Agata dei Goti, con il suo chiostro molto raccolto, nel quale non ho potuto fare a meno di scattare (e farmi scattare) un po’ di foto.

Dopo la visita alla chiesa siamo saliti alla villa, un vero e proprio giardino pensile nel cuore della città, un’oasi tranquilla dove ho trovato un meraviglioso albero vestito dei colori dell’autunno, che fa ombra a due figure reclinate e senza testa: le statue che adornano la villa, infatti, sono tutte senza testa, eccetto una, la cui espressione tormentata, però, non lascia presagire nulla di buono 😉

A presto ❤

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Nel chiostro di Salisbury

Mi piacciono i chiostri, i loro impianti regolari, l’immancabile pozzo al centro, quel loro essere chiusi ma con uno sguardo sul cielo e con gli archi che si ripetono quasi a rincorrersi. Sono una specie di giardino segreto, un piccolo mondo lineare in cui passeggiare in silenzio, per non disturbarne la quiete. Quando sono in un chiostro, grande o piccolo che sia, mi piace sempre farmi scattare una  foto: è diventato ormai una specie di rito.

Durante il viaggio in Inghilterra di quest’estate, lungo la strada per la Cornovaglia, abbiamo visitato una cattedrale bellissima e il suo chiostro imponente: a Salisbury, una cittadina del Wiltshire notissima non solo per la sua cattedrale (che è stata il modello per Ken Follet nella stesura de “I pilastri della terra) ma anche perché nelle vicinanze sorge il sito di Stonehenge. Nella sala capitolare è conservata una delle copie della Magna Charta Libertatum, a conferma dell’importanza di questo luogo.

Abbiamo trascorso buona parte della mattina all’interno della Cattedrale e del chiostro, mentre i ragazzi delle scuole assistevano al servizio religioso: con le loro divise e i lunghi mantelli ci hanno ricordato gli studenti di Hogwarts 😉

A presto!

PS. Oltre a “I pilastri della terra” di K. Follett consiglio la lettura di un libro che ha il nome dell’antica Salisbury: “Sarum” di Edward Rutherfurd, un romanzo che, attraverso le vicende di alcune famiglie, narra la storia della città dal neolitico all’età contemporanea.

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