Delta delle acque, Comacchio

Ultimamente mi fermo spesso a guardare e fotografare le porte, sia in città che in vacanza; per colpa (o per merito) di Instagram ho fotografato le porte di tutti i paesini della Cornovaglia, mentre a Roma, a spasso per i quartieri storici, mi incanto davanti agli ingressi e ai portoni. Le porte hanno qualcosa di magico, nascondono segreti, storie e vite che non conosceremo mai, alcune sono circondate da fiori, da piccole piante o da tronchi rigogliosi, altre invece hanno i segni del tempo ma sono comunque, e anche per questo, affascinanti.

A Comacchio, che nel titolo chiamo Delta delle acque (quelli che non amano Il Trono di Spade mi scusino!), mentre  camminavo sui canali, ogni tanto mi perdevo per qualche vicolo a fare foto alle porte: a Chioggia ho prediletto l’acqua e i ponti, qui invece ho trovato ispirazione anche con altri scorci.

Comacchio, la città dei Trepponti, insieme alla valle nella quale il Po va a incontrare il mare, è l’Italia che può sorprendere: sono luoghi che non avevo mai pensato di visitare ma che mi hanno colpita e nei quali torno sempre con gioia ❤

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“La mia casa allora affaccia sul Tamigi”

Prendo in prestito le parole di altri per il post di oggi: il titolo è un verso di una canzone* e trovo perfetta (ma riscrivendola!) questa frase di Gertrude Stein**: “l’Italia è la mia casa, ma Londra è la mia città”. In nessuna città mi sento così a casa e così a mio agio come nella capitale inglese: a passeggio (questa volta) per le strade di Belgravia, Chelsea e South Kensington, approfittando della stagione teatrale del Globe, godendo della luce del tramonto a South Bank, fotografando una sposa che sta per salire su un bus a due piani insieme ai suoi invitati, gustando una torta in uno dei locali più fotografati del web..

Mi manca Londra, sempre ❤

E voi, in quale città vi sentite a casa?

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In questo post vi avevo raccontato di un altro mio viaggio a Londra

* “La mia casa” di Daniele Silvestri

** Gertrude Stein in realtà ha detto: “l’America è la mia casa, ma Parigi è la mia città” 

A Chioggia, una mini Venezia

Quattro anni fa, di ritorno dall’Austria, siamo passati per Chioggia, guardandola solo da lontano, da un tratto di strada circondato dal mare e molto suggestivo. Ci eravamo ripromessi all’epoca di visitare la città, ma solo quest’anno siamo riusciti a dedicare un po’ di tempo alla “piccola Venezia”: in realtà credo che questo appellativo non risulti molto gradito ai Chioggiotti, ma siamo pur sempre nella Laguna veneta, ci sono i ponti, i canali e tante deliziose barche ormeggiate, i palazzi sono in stile veneziano e quindi, passeggiando per Chioggia, pensare di essere in una Venezia in miniatura non è poi un’idea così strana.

Per scoprire la cittadina e passeggiare lungo i canali abbiamo scelto il pomeriggio e l’ora del tramonto, perfetta per godere appieno del fascino di una località di mare: il sole è meno caldo e i riflessi dei palazzi sull’acqua sono quanto di più fotogenico potessi sperare. A cena siamo stati raggiunti dai nostri amici padovani che ci hanno fatto assaggiare la cucina tipica: oltre che dalla bellezza del posto siamo stati conquistati così anche dal cibo eccellente. *

Nelle foto ci sono anch’io, incredibilmente con un cappello! In realtà sono una grande fan dei cappelli, ma li compro e non li indosso mai: stavolta mi sono imposta di lasciarlo al suo posto per ripararmi dal sole, così eccomi qua: una “perfetta” turista in abito bianco e cappellino..

A presto! ❤

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Abito: Lazzari – Cappello: Verde – Sandali: Unisa

* Cena a base di pesce da Ostaria n. 2 in Calle Fattorini 255

Londra e il Victoria and Albert Museum

Ho passato la scorsa domenica a scrivere su un bel quaderno i resoconti dei viaggi fatti con Michele: abbiamo stilato l’elenco, rintracciato i vari quaderni, blocchi e fogli dispersi nelle guide di viaggio, e ho iniziato a trascrivere, per primo, il racconto della luna di miele in Canada; in realtà il nostro primo soggiorno all’estero è stato a Bruxelles, con gita giornaliera nella splendida Bruges, ma non scrissi nulla all’epoca. Durante l’ultima vacanza, ogni sera prima di addormentarmi scrivevo sulla Moleskine city notebook (quella di Londra, naturalmente) gli avvenimenti della giornata, i luoghi visitati, i locali, le battute destinate a entrare nel lessico famigliare.

E’ trascorsa così buona parte della giornata e non ho scritto, come mi ero ripromessa, il post su Londra e sulla nostra permanenza nella capitale inglese. Avrei potuto farlo durante la settimana, ma ho deciso che “ci vogliono i riti” e che da questo momento pubblicherò i post del blog sempre di domenica, giorno che, con le sue ore lente che invitano alla tranquillità e alla riflessione, mi sembra il più adatto.

Oggi continuo il racconto del viaggio in Inghilterra degli inizi di luglio: dopo il Wiltshire, il Devon, la Cornovaglia e il Dorset (senza nominare le altre contee che abbiamo attraversato) siamo arrivati a Londra, dove abbiamo trascorso gli ultimi giorni inglesi. Volevamo visitare da tempo il Victoria and Albert Museum e abbiamo scelto di soggiornare a South Kensington per questo motivo.

Il museo è dedicato alle arti decorative e ha una collezione di oggetti veramente imponente, le sale sono innumerevoli e pensare di visitarlo tutto in un’unica giornata è impensabile, così ci siamo dedicati solo a quello che ci interessava di più: la collezione di sculture, le Cast Courts, che ospitano le riproduzioni di famose opere in marmo (come il David), la collezione di abiti d’epoca della sezione Fashion e la sala della Jewelry, dove però (purtroppo) non era consentito fare foto.

A presto e buona estate ❤

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Lyme Regis, il Cobb e una spilla conchiglia

Ho comprato una spilla vintage a Penzance, mentre camminavo in cerca di regali tra le piccole botteghe di artigianato locale. Mi sono fermata davanti alla vetrina di un negozio attratta dai cuscini pieni di spille e non ho resistito alla tentazione di cercarne una nuova per la mia collezione. Tra le tante, su suggerimento di mio marito, ho scelto una spilla a tema: è una Sarah Coventry a forma di conchiglia, niente di più appropriato non solo per la Cornovaglia ma anche (e soprattutto) per la nostra mèta successiva: Lyme Regis. Il nome di questo piccolo paese del Dorset è probabilmente sconosciuto ai più, ma se dico Jane Austen e nomino uno dei suoi romanzi, “Persuasione”, tra tutti il più malinconico,  l’immaginazione corre subito a Lyme Regis, alla gita della comitiva di Anne Elliot, la protagonista, e alla svolta improvvisa e decisiva che prende la storia dopo la passeggiata sul Cobb.

Mentre ci avvicinavamo in macchina ho letto a Michele il passo tratto dal romanzo e gli ho parlato anche di un’altra storia ambientata a Lyme, quella, vera, di Mary Anning, una paleontologa ante-litteram nota per il ritrovamento di molti fossili di dinosauro. Le vicende di questa donna sono narrate nel romanzo “Strane creature” di Tracy Chevalier. La mia spilla ha la forma di uno dei fossili più diffusi in queste zone, l’ammonite, e arrivando nel paese abbiamo trovato una lunga fila di lampioni in ferro battuto dalla caratteristica forma a conchiglia.

Tra passeggiate sul Cobb e sul lungomare, la cena da “French Lieutenant’s Bistro“* e foto a tutto quello che c’era da fotografare siamo stati sorpresi dal tramonto “in rosa” di questo luogo pieno di magia e di echi letterari.

Prima delle foto di Lyme ecco quelle della spilla, che, come si può immaginare, ho immortalato su “Persuasione”.

Al prossimo post!

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* “La Donna del Tenente Francese” di John Fowles è un altro romanzo ambientato a Lyme Regis.