A spasso per i canali

Il mio povero blog è stato abbandonato ultimamente: l’estate, il caldo e un po’ di stanchezza sono responsabili di questa assenza, ma anche la mancanza di ispirazione e il fatto che, da spazio dedicato alle spille, ho reso questo diario virtuale il mio personale album fotografico di viaggio.

Il post di oggi non fa eccezione, anche se prometto di tornare presto a parlare dei miei accessori preferiti, ed è dedicato a un recente (breve) viaggio ad Amsterdam, dove siamo volati per festeggiare i quarant’anni di mio marito. Nella capitale olandese abbiamo fatto delle belle passeggiate sui canali, scoperto il delizioso quartiere Jordaan, ammirato le case alte e strette (e pendenti!), bevuto nei tradizionali “bruin café“, comprato bulbi di tulipano nel mercato di Bloemenmarkt e affittato le bicliclette di domenica mattina, quando la città dormiva ancora, accompagnati da un sole gentile.

Al prossimo post!

PS. In giro c’era qualche bici …

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Torino, la regale

I lunghi fine settimana sono momenti perfetti: si può andare in giro per l’Italia senza correre, godendo della bellezza delle nostre città e scoprendo tante piccole meraviglie di quelle che già si conoscono. Torino, prima capitale d’Italia, regale, elegante e con la sua aria vagamente parigina è il luogo ideale per le passeggiate: i suoi lunghi portici sfidano la pioggia quasi a volerle dire “fai pure, ci siamo noi a riparo di questi poveri passanti”!

Torino, da molti ritenuta a torto solo fredda e scostante, si offre a chi sa apprezzarla con le sue eccellenze culinarie, i suoi panorami, i tre fiumi che l’attraversano, gli antichi caffé, le gallerie, i musei allestiti con grande originalità e, infine, i suoi splendidi palazzi Liberty.

Se visitate Torino non dimenticate il “bicerin“, caffé speciale che si gusta nell’omonimo bar, il cioccolato da Giordano e le Pastiglie Leone (che nella mia borsa non mancano mai); se poi volete rifarvi gli occhi con un posto molto speciale, vicino alla Mole Antonelliana c’è Melissa, un’erboristeria deliziosa, con annesso salotto, che prepara delle tisane con nomi molto originali: mentre scrivo sto gustando fredda la loro “cavoli a merenda“.

Prima di lasciarvi vi comunico che la vincitrice del furoshiki giveaway è Cristiana di “Drunk of shoes”, complimenti!

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Villaggio Leumann

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Museo del Cinema

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Museo del Cinema

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Museo dell’automobile

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Museo dell’automobile

Una Traviata alla moda

Qualche sera fa, complici marito e gatto assenti, mi sono regalata un biglietto per l’opera, o meglio, come direbbero alcuni, per l’Opera: lo so che ognuno ha la sua preferita, che, diranno alcuni, vuoi mettere il Don Giovanni o una qualunque wagneriana, ma in Italia se dici opera la maggior parte delle persone pensa a Violetta, ovvero “La Traviata”; certo, lo so, a Roma se dici opera dici “Tosca” e lo sostengo anch’io, ma ne riparleremo. Lungi da me il giudizio a livello musicale, perché io di musica ne so esattamente quanto ne so di fisica quantistica, so solo che nell’immaginario collettivo (più o meno) una delle opera più amate, più rappresentate e uno dei pilastri su cui si fonda la lirica in lingua italiana (insieme a “Vincerò”)* è quell’”Amami Alfredo” che ad ascoltarlo l’altra sera mi sono emozionata come una bambina! Merito di un soprano molto in parte (la splendida Francesca Dotto), merito di una scenografia tradizionale ma molto suggestiva e merito di chi ha voluto questa Traviata “alla moda”: Valentino Garavani.

E’ alla moda perché i costumi, splendidi, sono stati disegnati dalla Maison romana e perché gli abiti della protagonista sono creazioni dello stesso Valentino, che la sera della première ha appuntato personalmente il fiore sui capelli del soprano. I due abiti di Violetta nelle scene “collettive” sono sontuosi: nella prima scena le donne sono tutte in abiti di chiffon dai toni chiari e lei è in nero con strascico azzurro, nell’altra il soprano indossa un abito rosso Valentino (fantastico) e le altre donne sono in nero.

La regista, Sofia Coppola, non ha peccato di eccentricità e ha diretto uno spettacolo tradizionale con spunti secondo me azzeccati: Violetta che scende lentamente le scale durante l’ouverture è quello che mi è piaciuto di più. Toccante e visivamente perfetto il finale: Violetta e Alfredo in ombra e la luce che illumina solo la finestra, molto suggestivo.

La mia non vuole essere una recensione, ma solo la personalissima impressione su uno spettacolo bello, commovente e di forte impatto. Concludo riportando il  parere, breve ma efficace, di un’amica che ha visto lo spettacolo prima di me : “mi si sono aggrovigliate le budella“! (Julia Roberts in Pretty Woman)!

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Locandine a confronto

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L’abito del II quadro (Atto II) e il bozzetto di Valentino

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Foto: http://www.operaroma.it/

* Alessandro Baricco nella trasmissione “L’amore è un dardo”

Furoshiki giveaway

I miei venticinque lettori” sanno ormai fin troppo bene che il mio ultimo viaggio è stato per me molto importante; lo è stato così tanto che gli ultimi post sono stati tutti un “Giappone di qua, Giappone di là”! Tra foto, racconti e ricordi ci sarebbe davvero ancora tanto da dire e condividere; mi riservo di farlo in futuro, in caso di gravi attacchi di nostalgia, ma mi piacerebbe adesso concludere la parentesi giapponese con il giveaway al quale sto pensando da quando sono rientrata. In realtà ci avevo pensato già mentre ero in viaggio: così tra furoshiki dalle mille sfumature, pronti a trasformarsi in deliziose borsette, ho scelto una versione a pois. Insieme al foulard ci sono le istruzioni (in giapponese, con le figure!) e i manici in plastica per realizzare la borsa così come l’avete vista (solo un po’ più piccola) nel post dedicato. E’ un regalo piccolo piccolo ma mi fa piacere condividerlo con una di voi!

Il furoshiki mi ha colpito fin da subito perché è una specie di handmade per chi non ha manualità, visto che in realtà si tratta solo di annodare un foulard..

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Per partecipare basta essere iscritti al blog, commentare il post con il proprio nome e condividerlo su un social a scelta. Nel commento, se volete, potere scrivere anche qual è il viaggio dei vostri sogni: uno dei miei era proprio il Giappone, ma sono curiosa di conoscere anche i vostri!

Il giveaway scadrà il 10 giugno.

Un pesce-spilla e ancora un po’ di Giappone (A fish-brooch and a bit of Japan)

L’estate può attendere, sembra volerci dire il bizzarro clima di questo periodo, e noi, malvolentieri e senza molte alternative, ci adeguiamo: alla caccia dell’ennesimo cardigan, ché vestirsi a strati è fondamentale, sognando sandali rossi (io almeno li sogno!) e lasciando appesi nell’armadio i nostri abiti leggeri e a motivi floreali; nel mio caso, poi, pensando anche a come abbinare l’ultima spilla arrivata nella mia collezione vintage: un pesciolino bianco.. Per sfoggiare questa “chicca” ci vorrà ancora un po’ di tempo, purtroppo! Avevo pensato di comprare una spilla di questa forma per usarla in estate, sulle maglie leggere e scollate; così nelle mie passeggiate virtuali su Pinterest ed Etsy, mi sono innamorata di questa collezione Trifari del 1967:

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Le spille di questa collezione sono introvabili e quindi mi sono messa quasi subito l’anima in pace, ma Tokyo mi ha piacevolmente sorpresa e nella passeggiata di cui vi ho già raccontato ho comprato una spilla a forma di pesce. La spilla è firmata JJ, che sta per Jonette Jewelry, una casa di produzione che non conoscevo, ma che mi ha colpito subito per l’uso molto bello del metallo smaltato e per la grande varietà di spille a forma di animale, in particolare dei miei prediletti gatti. Vi lascio con le foto della mia spilla “estiva” e con qualche foto ancora tra le mille scattate in Giappone. A presto!

(EN) Summer can wait, it seems to tell the strange weather of this period, and we adapt us to it, unwillingly and without many alternatives: hunting of the last cardigan, because dressing in layers is critical, dreaming red sandals (I’m dreaming of them!) and leaving in the closet our summer dresses; in my case, then, I’m also thinking about how to wear the last brooch came into my vintage collection: a white fish .. But it will take a bit of time to show it! I thought about buying a brooch of this form to use it in the summer, on the unglued shirts; so searching on Pinterest and Etsy, I fell in love with the Trifari collection of 1967. The brooches of this collection are unavailable, so I gave up almost immediately, but Tokyo has surprised me and on the walk that I told you here I bought a brooch in the shape of fish. The brooch is signed JJ, that is Jonette Jewelry, a company that I didn’t know, but it struck me immediately for the very nice use of enameled metal and the wide variety of brooches in the shape of animals, especially of my beloved cats. I leave you with my “summer” brooch’s photos and a few photos taken in Japan. See you soon!

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Ho fotografato la spilla su “Norweegian Wood” di Murakami Haruki

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Tokyo, Ueno Park

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Tokyo, Shinjuku

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Kamakura

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Nikko

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Nikko

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Takayama

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Nara

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Nara

 

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Fushimi Inari

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Fushimi Inari

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Miyajima

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Miyajima

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Arashiyama, Bamboo groove

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Kyoto

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Kyoto

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Kyoto

Una borsa furoshiki a Roma

A volte, quando ci si allontana per un po’ di tempo dai propri luoghi, si sente il bisogno, al ritorno, di riappropriarsi della quotidianità, della strada lungo la quale andiamo al lavoro, della propria casa o della città intera.. Certo, nel caso di Roma la questione può essere complessa: Roma è così tante città e tante realtà tutte insieme che spesso ci sente estranei in quella che dovrebbe essere casa. Così qualche giorno fa, mentre mi recavo da un’amica, invece di prendere il tram ho preferito camminare lungo la via Flaminia (ben lontano da casa mia), tra giardini incolti e trascurati, passando per un delizioso angolo con due fontane e dando una sbirciatina a un posto speciale, uno dei tanti gioielli di cui la città è piena, Little London: è una strada privata nel quartiere Flaminio, con case colorate e ingressi che ricordano quelli tipici della capitale inglese. Insomma, non potendo tornare a Londra a breve mi sono consolata con questo scorcio particolare!

(EN) Sometimes, when you are far from home for a while, you feel the need at your return to regain possession of your routine, of your own home, of the road by which you go to work or even of an entire city… Obviously in the case of Rome the issue can be complex: Rome has so many cities and so many realities all along that we often feel like strangers in what should be our home. A few days ago, while I was going to a friend, instead of taking the tram I preferred to walk along Flaminia street (quite far from my house), among fallow and neglected gardens, through a delightful corner with two fountains and giving a peek to a special place, one of the many jewels of which the city is full, Little London: a private road in the Flaminio district, with colorful houses and entrances that resemble those typical ones of the English capital. So, since I can’t go back to London soon, I had to comfort myself with this particular glimpse.

A volte, però, succede che quando si è stati a lungo in un posto lontano o molto diverso, non si voglia ancora staccarsene del tutto: è quello che mi succede con il viaggio in Giappone, così intenso e totalizzante che mi rimarrà impresso a lungo.. Mentre passeggiavo per Roma, tra le sue fontane, la sua decadenza e i suoi angoli speciali, ho quindi portato con me un po’ di creatività giapponese: una borsa furoshiki. Il furoshiki è un foulard (o un banale quadrato di stoffa) che in Giappone si usa per incartare un dono o improvvisare un sacchetto; nell’evoluzione moderna (e fashion) che ho trovato a Kyoto si realizzano con questa tecnica delle vere e proprie borse, con manici in plastica, bamboo e tanti altri materiali.. C’era davvero l’imbarazzo della scelta, tanti manici e foulard da abbinare a piacimento: la versione giapponese delle “Un jour Un sac”!

Vi piace la mia borsa? Il giveaway che sto pensando per voi è molto in tema!

(EN) Sometimes, though, it happens also that, when you have been in a distant place or a very different place, you do not even want to separate from it entirely: this is what is happening to me with the trip to Japan, so intense and all-encompassing that it will remain with me for long .. So, while I was walking through Rome, among its fountains, its decadence and its special corners, I brought a little Japanese creativity with me: a furoshiki bag. The furoshiki is a scarf (or a simple square of cloth) used in Japan to wrap a gift or improvise a pouch; in the modern evolution (and fashion) that I found in Kyoto, with this technique they make real bags, with plastic handles, bamboo and many other materials .. There was really plenty of choice, many handles and scarves to be combined at will: the Japanese version of “Un jour, un sac”!
Do you like my bag? The giveaway I’m thinking for you is very concerning!

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Spilla vintage: Liz Clairbone (post dedicato)

Vintage in Tokyo

Passeggiando per Omotesando Hills, la via dello shopping elegante di Tokyo, mi sono trovata di fronte a una vetrina con delle bellissime scarpe: solo traducendo il nome del negozio ho capito che era un negozio vintage! Pass the baton (= passa il testimone) è il suggestivo nome di questo angolo vintage d’eccellenza.

Anche la guida Lonely Planet parla del negozio quando suggerisce di passeggiare per la zona, ricca di negozi dei marchi più noti: ovviamente ho passato una mezz’oretta in questo “angolo di paradiso” e ho trovato una spilla dalla forma particolare che cercavo da tempo. In realtà cercavo una Trifari, ma la JJ (Jonette Jewelry) che ho trovato è comunque molto bella e mi piaceva l’idea di comprarla in Giappone, l’ultimo posto in cui pensavo di comprare una spilla vintage! Nell’etichetta c’è anche il nome del venditore: peccato sia scritto in giapponese..

(EN) Walking through Omotesando Hills, an elegant shopping district of Tokyo, I found myself in front of a window with beautiful shoes: just translating the name of the shop, I realized it was a vintage shop! Pass the baton (= passing the baton) is the suggestive name of this vintage corner of excellence. Even the Lonely Planet guide talks about this shop when suggests walking around the area, with shops of the most famous brands: of course I spent half an hour in this “paradise” and I found a brooch with a particular shape I was looking for since a long  time. Actually I was looking for a Trifari, but the JJ (Jonette Jewelry) I found is still very nice and I liked the idea of buying it in Japan, the last place where I thought I would have bought a vintage brooch! On the label there is also the name of the seller, but it is written in Japanese..

Abbiamo proseguito la passeggiata per arrivare nel più grande tempio shintoista della città, il Meiji-jingu, al centro di un enorme parco, dove finalmente abbiamo respirato un po’ di pace..  e lì tra sakè, preghiere e desideri affidati agli dei e scolaresche in visita ho anche scattato alcune foto a due coppie di sposi, incantevoli nei loro abiti tradizionali. I racconti di viaggio continuano nel prossimo post, stay tuned!

(EN) We continued the walk to get to the largest Shinto temple of the city, the Meiji-Jingu Shrine, in the middle of a huge park, where we finally breathed a little peace .. Among sakè, wishes entrusted to the gods and school visits I have also taken some photos of two married couples, lovely in their traditional dresses. The travel stories continue in the next post, stay tuned!

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Sotto i ciliegi in fiore (Under the Cherry Blossoms) part II

I ciliegi in Giappone mi hanno aspettato (ahimé non a Kyoto) e quindi di ritorno da uno dei viaggi più lunghi e impegnativi che io abbia fatto sono piena di foto da sistemare, regali da consegnare e, più prosaicamente, vestiti da stirare!

Ho selezionato per ora solo le foto dei sakura in fiore per concludere idealmente il ciclo iniziato con il post precedente, ma aspettatevi di leggere ancora del mio viaggio nel paese del Sol Levante: ho scattato più di mille foto, visitato luoghi bellissimi e ho persino comprato una spilla vintage (qualcuno ne dubitava?).

Ho trovato un regalo anche per voi, è ora di un piccolo giveaway anche qui sul mio blog e il Giappone mi ha dato l’idea giusta.. Ma per quello ci vorrà ancora un po’ di tempo..

Vi lascio con le foto della fioritura, motivo principale del nostro viaggio, a presto!

(EN) The cherry trees in Japan waited for me (alas, not in Kyoto) and so, returning from one of the longest and most challenging trips I’ve ever made, I am full of photos to be fixed, gifts to be delivered and, more prosaically, clothes to be ironed! I selected for now only photos of sakura blossoms to ideally conclude the cycle that began with the previous post, but expect to see and read more about my travel in the country of the rising sun. I took more than a thousand pictures, I visited beautiful places and I even bought a vintage brooch (anyone doubted it?). I also found a gift for you, it’s time for a little contest here on my blog and Japan gave me the right idea.. But for that, it will take a little time.. I leave you with some pictures of the flowering, the main reason for our trip. See you soon!

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Tokyo, Senso-ji Temple

 

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Tokyo, Senso-ji Temple

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Tokyo, Senso-ji Temple

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Tokyo, Senso-ji Temple

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Tokyo, Senso-ji Temple

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Tokyo

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Tokyo, Senso-ji Temple

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Tokyo, Sky Tree

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Tokyo

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Tokyo, Ueno Park

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Tokyo, Ueno Park

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Tokyo, Ueno Park

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Tokyo, Ueno Park

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Tokyo, Ueno Park

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Tokyo, Hamarikyu Gardens

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Tokyo, Hamarikyu Gardens

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Tokyo, Hamarikyu Gardens

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Tokyo, Hamarikyu Gardens

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Tokyo, Hamarikyu Gardens

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Tokyo, Hamarikyu Gardens

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Tokyo, Hamarikyu Gardens

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Kamakura, Engaku-ji

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Himeji Castle

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Himeji Castle

 

Sotto i ciliegi in fiore (Under the Cherry Blossoms)

Da due anni, quando arriva la primavera, vado a fotografare i sakura della “Passeggiata del Giappone” (Quartiere EUR). I ciliegi in fiore sono di una bellezza che toglie il fiato (letteralmente, non esagero) e per i Giapponesi sono alberi sacri: ogni anno, durante la fioritura, la tradizione vuole che, sotto questi fiori, belli e fragili, si svolga l’hanami, ovvero la contemplazione della fioritura.

Quest’anno abbiamo festeggiato un compleanno secondo il rituale dell’hanami e ci siamo preparati a quello vero e proprio, che speriamo di celebrare a breve: questo post sarà pubblicato quando io (se le previsioni sono esatte e se i sakura, a Tokyo già sbocciati, ci attenderanno) probabilmente li starò guardando dall’altra parte del mondo… o almeno spero!

Mi aspettano quindici intensi giorni di viaggio e di scoperta di questo paese affascinante, al quale spero di rendere giustizia con tante foto e un resoconto dettagliato; seguitemi su Instagram se vi va di vedere come procede la vacanza tra i sakura! A presto!

(English version below)

(EN) In the last two years, when spring comes, I go to the EUR Quarter and I take pictures of the sakura in the “Passeggiata del Giappone”. The blossoming cherry trees are of a beauty that is breathtaking (literally, not exaggerating) and for Japanese people they are sacred trees: every year, during flowering, according to the tradition, under these flowers, beautiful and fragile, there is the hanami: the contemplation of the flowering. This year we celebrated a birthday in the ritual hanami and we prepared ourselves to the real one, which we hope to celebrate soon: this post will be published when I (if the previsions are correct and if the sakura, already bloomed in Tokyo, will wait for us) will probably be watching them on the other side of the world … or at least I hope! I’ll spent fifteen intense days of travel and discovery of this fascinating country, to which I hope to do justice with lots of photos and a detailed report; Follow me on Instagram if you’d like to see how the holiday goes among the sakura! Till next time!

I gioielli venuti per mare (Jewelry come by the sea)

Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire… ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi.. Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo, la vedeva (…) Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui l’America” (Novecento, Alessandro Baricco)

Non so se nel 1904, a bordo di una di queste navi, Gustavo Trifari vide per primo l’America e non so se avesse la faccia di uno che pensava di averla fatta lui, l’America, ma quello che so per certo è che un pezzo importante della “costume jewelry“, forse il più importante, di sicuro il più noto, ha avuto inizio da quel viaggio e dall’arrivo nella “terra delle opportunità”.

Nel 1910 nasce la “Trifari e Trifari”, che perderà presto il suo secondo fondatore, ma l’attività all’inizio stenta a decollare. E’ l’arrivo di Alfred Philippe, designer geniale, negli anni Trenta, a segnare l’inizio di un successo che proseguirà indiscusso fino agli anni ’80. In seguito, con la riscoperta del patrimonio “vintage” e storico la Trifari si è subito collocata tra le aziende più amate dai collezionisti, insieme a Coro, Hobé e altre case i cui pezzi più “antichi” sono ormai costosissimi. Ci vogliono più di mille dollari, solo per fare un esempio, per comprare una delle spille disegnate da Philippe: pietre finte, cristalli e leghe di metallo!

Merito particolare di Trifari è quello di aver usato materiali poveri plasmandoli per arrivare a dei veri e propri capolavori. In questo post voglio mostrare i pezzi più particolari creati dall’azienda, la mia spilla Trifari l’avete già vista qui, ma le dedicherò presto un altro articolo.

Buona Pasqua!

(EN) “It happened always that suddenly one raised his head … and he saw her. It ‘a difficult thing to understand. I mean … we were more than a thousand, on that ship, including travelling rich people, and emigrants, and strange people, and us .. Yet there was always one, only one, one which first saw her (…) then he nailed, where he was, the heart was beating, and, always, all the damn time, I swear, always, he turned toward us, toward the ship, towards all, and cried (piano and slowly): America. Then he stood there, motionless as if he had to get in a photograph, with the face of a man who had made himself America”. (Novecento, Alessandro Baricco)

I don’t know if in 1904, on one of these ships, Gustavo Trifari first saw America, and I don’t know if he had the face of someone who was thinking to have made America, but I know that an important piece of “Costume jewelry”, perhaps the most important, certainly the best known, began from that trip and from the arrival in the “land of opportunity.” In 1910 the “Trifari and Trifari” was founded, but the company will soon lose its second founder and the activity is uncertain at the beginning. The arrival of Alfred Philippe, brilliant designer, in the Thirties, marks the beginning of a success that continues unchallenged until the 80’s. Afterwards, with the rediscovery of the “vintage”, Trifari was immediately placed among the most popular companies by collectors, along with Coro, Hobe and other company whose “oldest” piaces are now expensive. It takes more than a thousand dollars, just to give an example, to buy one of the brooches designed by Philippe: fake stones, crystals and metal alloys!

Trifari was so special for the use of poor materials molding them to get to the real masterpieces. In this post I want to show the most special pieces created by the company, you’ve already seen my Trifari brooch here, but I’ll write again soon.

Happy Easter!

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Mamie Eisenhower*

* Mamie Eisenhower, first lady dal 1953 al 1961, indossò al ballo inaugurale del ’53 gioielli Trifari e la foto è proprio una di quelle ufficiali scattate in quell’occasione (fonte Wikipedia).

(EN) Mamie Eisenhower, at the 1953’s Inaugural Ball, wore Trifari jewelry; the photo was taken at that time (source Wikipedia).

Foto/Pics: www.trifari.com